Valeria Solesin Genitori

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Valeria Solesin Genitori
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Valeria Solesin Genitori – Aveva 28 anni, lavorava al dottorato in demografia e insegnava alla Sorbona quando è stata assassinata.” Correva l’anno 2009 e da quell’anno era stata in Francia, precisamente a Parigi. Si era appena trasferita a casa, lei vissuta l’11, 10 ‘dal Bataclan. Era una persona felice. Ed è stata per noi una costante fonte di gioia e divertimento.

Anche adesso, possiamo ancora sentire gli echi di quella gioia, e ci dà speranza per il futuro. Non riusciremo mai a mettercelo alle spalle. Luciana Milani, madre della vittima del Bataclan Valeria Solesin, si è pronunciata in tribunale, chiedendo agli autori il rendiconto delle 130 vite perse, a cominciare da quella di Valeria. Luciana Milani, che vive a Venezia con il marito Alberto Solesin e il figlio Dario, ha appreso la notizia con grande emozione.

Serata davanti alla televisione, il telegiornale che ha cominciato a dare notizia di quanto stava accadendo, la preoccupazione e la speranza che un disastro non avesse colpito il cellulare della giovane, e poi il silenzio. “Così come la vita che non torna mai più com’era.” Condanna unanime e appello alla condivisione dei principi civili e umani sono stati espressi al suo funerale dal Patriarca di Venezia, Rabbino Capo della Comunità Ebraica, e Imam della nostra città – aggiunge Milani – al suo funerale. Un rito per respingere il malocchio. Peggio ancora, è sbagliato quando la religione viene usata come arma contro una persona.

Il 13 novembre sembra essere stata la data di questo incidente. Nel caso di Luciana Milani, come per tutti, partecipare al processo è una decisione davvero difficile. Che però la madre di Valeria, una donna che non ha mai ceduto all’odio fin dalle prime ore, ha voluto portare nonostante le sue sofferenze. È in quest’aula perché questo processo, come quelli che lo hanno preceduto, è una parte vitale della mia esistenza… Una parte che non può essere ignorata o messa in secondo piano.

Una parte di te che devi affrontare frontalmente, viverla così com’è e farne un oggetto di contemplazione. Non abbiamo un’altra vita e l’unico potere che abbiamo per cambiare il corso degli eventi è la nostra stessa consapevolezza. È così che mi sento di essere qui. La sofferenza delle vittime dovrebbe essere inserita nella storia dalla mia testimonianza, così come dalle testimonianze degli altri testimoni. Per prevenire la diffusione del terrorismo e dell’ideologia che lo alimenta, è imperativo ricordarne i sacrifici. Il coinvolgimento nella trama di questa procedura è stato difficile per me.

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Molte lunghezze diverse sono inevitabilmente create dalla distanza geografica. Questo è qualcosa di cui sono consapevole e credo che sia condiviso da altre parti civili che non sono francesi. Per essere in grado di seguire e contribuire, dobbiamo impegnarci molto in più. Molte persone hanno notato come la distanza accresca l’irrealtà della situazione. A causa della perdita di una persona cara, ti ritrovi incapace di comprendere le circostanze che hanno portato alla tua perdita.

La nostra partecipazione è giustificata, tuttavia, perché dimostra la realtà di un attacco a una comunità internazionale, pone le basi per lo sviluppo di un’identità europea più inclusiva e aiuta la memoria di coloro che sono morti. “Ricorda sempre che la tua memoria è la tua arma più potente. È accompagnata da un senso di consapevolezza.

Ed è per questo che, così come ai funerali cittadini di piazza San Marco, anche in questo terribile atto di testimonianza Luciana Milani non rinuncia a trasformare, con mani tremanti ma con voce salda, la sua testimonianza in atto civile coscienza. . Come tutti gli altri in questa stanza, sto cercando di capire cosa sta succedendo, se non esattamente quali sono le risposte. Alcune delle informazioni saranno disponibili solo se gli stessi accusati saranno disposti a fornirle.

Secondo il processo che porta ai fatti e alla responsabilità, anche loro svolgono un ruolo. Come risultato del loro impegno, l’istituzione procedurale e la sua base democratica sarebbero riconosciute in modo più completo. Inoltre, credo che la colpa sia dei ricorrenti. La capacità della democrazia di sopravvivere è una vittoria per lo stato di diritto in sé e per sé. Poiché il processo è in corso, gli imputati hanno diritto alla difesa e devono essere ascoltati.

Come a dire che ogni sillaba porta un peso di significato. Oltre al fatto che la democrazia è l’unica opzione praticabile. Soprattutto in circostanze come queste. Secondo uno degli imputati, dietro al massacro di 130 individui c’è “niente di personale”. Mi sono ritrovato a riflettere sul significato di questa frase, così banale e anche così banale. Esprime un pensiero più profondo e non dichiarato: questi defunti non sono persone, non sono esseri umani, sono qui solo per recitare la parte che noi diamo loro, sono pupazzi nelle nostre mani.

Rappresentano le cose che disprezziamo e le battaglie che vogliamo condurre. Se puoi, ti sarei grato se potessi fornire alcune informazioni aggiuntive o esprimere i tuoi pensieri al riguardo. Mentre piangiamo la loro perdita, cosa simboleggiano per loro queste 130 vittime? Qual è il loro significato per loro? Cosa rappresentano o cosa hanno spreso per, in passato? Le strutture e le infrastrutture di Parigi non sono state danneggiate, ma lo sono state le persone che risiedono in città.

Quella notte, la comunità urbana comprendeva molte persone oltre ai francesi. Ci sono vittime da 19 paesi diversi. L’Europa e il mondo nel suo insieme sono stati colpiti, almeno quelle parti del mondo che aderiscono ai valori democratici, al rispetto dei diritti umani e alla tolleranza sulla scia di Parigi. Forse sono gli ideali a cui aspiri o contro i quali hai voluto combattere. Le dichiarazioni hanno un impatto diretto sull’unico sopravvissuto nella stanza.

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