Spargi l'amore
Stefano Biondi Moglie
Stefano Biondi Moglie

stefano biondi moglie -Lo storico cronista del Carlino, Stefano Biondi, è scomparso mercoledì all’età di 64 anni, e la chiesa di Santa Maria della Misericordia, in piazza di Porta Castiglione, ha lottato per contenere l’amore, la devozione e il rispetto per Stefano Biondi. In chiesa c’erano tutte le squadre di Stefano, con la loro vivacità, la loro capacità di raccontarsi, e la loro voglia di entrare in discussione,

anche se provenivano da punti di vista diversi. Secondo il celebrante, Biondi g. Iovane era un appassionato giocatore di basket e partecipe attivamente al processo di crescita della chiesa, di cui Stefano si è felice di raccontare ai suoi amici. Era compito di Lorenzo Sani, collaboratore di lunga data della redazione de il Resto del Carlino, tirare le fila e dipingere un quadro impeccabile «della

personalità di Stefano Biondi, uno che prima pensava al prossimo, poi a se stesso , se c’era tempo”da fare.Tutti però sono venuti a salutare Stefano prima che venisse trasferito nel mausoleo di famiglia a Dozza Imoles, dove si unirà a padre Dino nel riposo eterno. La Bologna di Stefano aveva il governo municipale della città, tra cui l’assessore allo sport e al bilancio Roberta Li Calzi, oltre a una fascia tricolore in rappresentanza dell’ufficio del sindaco Matteo Lepore. Lo striscione del Bologna, con un

gruppo di giovani, raffigurava anche l’amministratore delegato del club Claudio Fenucci e Marco Di Vaio. Quando Carlo Caliceti passò al Bologna F.C. ufficio comunicazione, aveva già trascorso diversi giorni al seguito del club da giovane giornalista. Presenti anche Fabio Poli, Franco Colomba, Gianluca Pagliuca e il figlio Mattia, Marco De Marchi, Beppe Signori e Jonatan Binotto, tutti ex rossoblù.

Una delle resurrezioni rossoblù fu ideata da Giovanni Consorte e di nome Ivano Dionigi. Tobia Righi, allenatore di Lucio Dalla; Orfeo Orlando, attore e regista; Giorgio Bonaga; e Mattia Grassani, l’avvocato di riferimento del club rossoblù. Renato Villalta, Nino Pellacani, Stefano Dall’Ara e Andrea Tedeschi tornano nel mondo del basket per la seconda volta consecutiva. L’ex presidente del Coni delle Due Torri Renato Rizzoli, Roberto Mugavero, o Minerva Edizioni (che ha appena ripubblicato ‘La fabbrica del duce’ di Dino Biondi con una prefazione di Stefano), l’ex tecnico rossoblù Stefano Pedrelli.

Erano presenti tutti i giornalisti che hanno viaggiato con Stefano, compresi i rappresentanti delle testate: la Repubblica, Corriere dello Sport-Stadio, Corriere di Bologna, Gazzetta dello Sport, Ansa, radio, Sky e reti via cavo e satellitari (Rete7, Trc ). Nel gruppo c’erano anche un conoscente d’infanzia e il vicedirettore di Carlino. Nel gruppo c’era anche Michele Brambilla. Oltre a Giancarlo Mazzuca, Paolo Giacomin, Beppe Boni e Beppe Tassi, erano presenti altri quattro registi. Dagli anni ’80 fino al suo pensionamento nel 2018, c’erano i conoscenti di Stefano delle redazioni che aveva frequentato. Ma l’eredità di Stefano sopravvive nelle generazioni successive, che hanno tratto grandi benefici dalla sua saggezza.

Stefano Biondi Moglie

Tanti i lettori “comuni” si erano affascinati della prosa tagliente ma cortese di Stefano mentre affrontava (ma non esclusivamente) il tema del Bologna Fc. Lo accompagnavano Sabrina, i loro due figli, Pietro e Barbara. Nell’omelia don Mario Fini cita Stefano: “perché se siamo qui è perché dobbiamo ringraziare il Signore per il dono che ci ha fatto attraverso la personalità e l’umanità di un giornalista che ha saputo giocare da squadra”.

Padre di Barbara e Pietro, aveva 64 anni ed è sopravvissuto alla moglie Sabrina e ai loro due figli. Allo stadio, al Carlino, e ora in televisione con ‘L’ottavo scudetto’, faccio il giornalista. Da narratore eccezionale, non ha mai voluto lasciare Bologna e le persone a cui teneva. “Metti sempre i bisogni degli altri davanti ai tuoi” è il messaggio finale. Originario della città di Bologna, Stefano ha avuto una capacità unica di raccontare la storia della città attraverso la lente delle proprie esperienze. Perché Stefano è un narratore eccezionale, è un giornalista eccezionale.

Il porto canale di Milano Marittima è il luogo in cui ho trascorso una notte con lui e la sua famiglia, e ricordo quella notte in modo particolarmente vivido. Man mano che ci avvicinavamo all’età adulta (siamo entrambi nati nel 1958), immaginavamo cosa avremmo realizzato da adulti. Mi ha informato: “Voglio diventare uno sceneggiatore”. Sebbene abbia lavorato come giornalista, lo ha fatto in modo tale che ogni pezzo leggesse come una sceneggiatura. Uno scritto non gli bastava. Ha trascritto le sue esperienze e le informazioni che aveva bisogno di trasmettere al lettore.

Inoltre, era un prodigio artistico. Anche padre Di lui, Dino, era un ottimo giornalista. corrispondente da Paris del Carlino, direttore dello Stadio e vicedirettore di Carlino; autore di opere, tra cui “La Fabbrica del Duce”, che è stata recentemente ristampata come un momento importante nella storia del fascismo. Stefano me ne ha portata una copia a dicembre, poco prima di ammalarsi, o per lo meno, poco prima che si rendesse conto di essere stato

ck. In questa nuova versione aveva scritto la prefazione e ne era orgoglioso.

Perché era così orgoglioso, non ha detto nulla a suo padre dopo aver lasciato lo Stadio al Carlino, sperando che non avrebbe fatto intervenire suo padre e aiutarlo. Bomboniere che Stefano non aveva bisogno Ora che non è più con noi, lo legge invece di scriverlo. Non credo che nessuno di questi sia banale. Il suo lavoro era così brillante che avrebbe potuto fare una carriera completamente diversa se non avesse dato la priorità alla sua famiglia sopra ogni cosa: sua figlia Barbara, suo figlio Pietro. Di conseguenza, non ha mai voluto lasciare Bologna o accettare ruoli che lo avrebbero tenuto lontano dalla sua famiglia per lunghi periodi di tempo. Il 17 aprile mi scrisse dal suo letto d’ospedale.

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