Domenico Melise Napoli

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Domenico Melise Napoli -Lo spettacolo che si apriva davanti agli occhi dei banchieri era sbalorditivo. Hanno osservato un veicolo alla guida che tirava una persona che si stava aggrappando alla maniglia della porta mentre passeggiavano lungo Longhin Street. Lì vicino, l’auto si è fermata, finendo accanto a un’auto parcheggiata. L’individuo che è sceso dal furgone era inseguito dai militari.

Questo ha fatto uno sforzo per mimetizzarsi con la folla nella speranza che qualunque cosa lo stesse inseguendo avrebbe perso le sue tracce. In realtà è stato fermato e trasportato in caserma per ulteriori esami. I membri delle Fiamme Gialle hanno scoperto che l’individuo trascinato era in realtà il proprietario dell’auto. Ha fatto uno sforzo particolare per intercettare il ladro perché era arrivato giusto in tempo per vedere partire il suo furgone.

Il giovane ha una lunga storia di reati legati al furto nella sua fedina penale. Per continuare a fare quello che sa fare meglio, si è trasferito a Padova. La provenienza di diversi materiali da costruzione ed elettronici scoperti dai Baschi Verdi nel furgone è attualmente allo studio. Domenico Melise è stato condannato a 6 mesi e 20 giorni di reclusione dopo essere stato dichiarato colpevole di diretta.

I Carabinieri del Ros, in collaborazione con il GIS, il Comando provinciale di Nuoro, e la Squadriglia di caccia dei Carabinieri “Sardegna”, hanno individuato e fermato latitante dal luglio 2020 Graziano Mesina nella notte. Lo ha informato il procuratore generale della Corte d’Appello di Cagliari Graziano Mesina che deve scontare una pena di 24 anni di carcere.

Domenico Melise, 20 anni, di Pomigliano d’Arco (Napoli), è stato fermato venerdì scorso a Padova dai “Baschi Verdi” del Gruppo Padova nell’ambito dei loro pattugliamenti ai confini della città per la prevenzione e repressione dei traffici illeciti. Aveva appena commesso una rapina a un’auto, sottraendo “gli strumenti del mestiere” a un elettricista. L’arresto di Mesina durante la notte è stato uno shock completo. Secondo Melis.

Mesina è un ex fiore rosso di 79 anni del brigantaggio sardo. In precedenza aveva portato a termine straordinarie evasioni e l’anno scorso, sapendo che la sua condanna gli avrebbe riaperto le porte del carcere, è evaso il giorno prima che la Corte Suprema confermasse la sua condanna per associazione a delinquere con l’intento di spaccio di droga.

Negli ultimi mesi sono stati tanti i blitz alla scoperta di “Grazianeddu” nel nuorese e nell’orgosolo. Fino a poche ore fa, invano. Circolavano le notizie più contraddittorie, che collocavano Mesina in Tunisia o in Corsica. Stava invece con una coppia di coniugi che apparentemente erano una coppia di pastori a Desulo, nel centro della sua Sardegna. Mesina era disarmato e non fece alcun tentativo di reagire.

Prima di essere informato dell’ordine di carcerazione, aveva lasciato la sua casa di Orgosolo la sera del 2 luglio dell’anno precedente. Prima di ricevere la grazia aveva già scontato 40 anni di carcere; tuttavia, la grazia è stata revocata a seguito della nuova sentenza definitiva. Il 4 aprile ha compiuto 79 anni. Mentre era in fuga, ha perso due sorelle, Antonia e Rosa, oltre a un nipote di nome Giancarlo Pisanu per Covid.

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A causa delle azioni “di un facilitatore”, Mesina è stata “tradita”. Secondo quanto racconta all’Adnkronos il generale Pasquale Angelosanto, è così che è stato arrestato ieri sera. Il blitz è iniziato verso le tre. “Mesina non ha fatto in tempo a pensare” durante il “manuale” arresto e “intervento pulito”. Alla tana di Desulo, vicino a Nuoro, i Ros ei Gis seguirono uno degli assistenti di Mesina «che si muoveva in modo strano».

dove risiedeva in casa di due mogli sconosciute. Secondo il generale Angelosanto, Mesina si era nascosto al livello inferiore della residenza a due piani dove era nascosto per mesi. L’alto ufficiale descrive l’indagine come “lunga”, “tradizionale” e “senza confidenti o collaboratori di giustizia”. Il bandito Mesina “non ebbe emozione” quando arrivarono i Gis ei Ros.

Secondo il generale Angelosanto, “si arrese prontamente, non mostrò alcuna emozione”. Afferma ancora che dalla sua fuga nel luglio 2020, “lo abbiamo cercato ferocemente ed è stato un lavoro senza fine per la cattura”. “Goditi una vasta rete di assistenza e favoreggiamento”, direbbe il bandito. E inconsapevolmente, uno dei sostenitori lo ha portato direttamente nella località segreta nel nuorese.

I Carabinieri stanno indagando da quanto tempo Graziano Mesina ha risieduto nella residenza dove è stato arrestato. La coppia, sposata, è agli arresti domiciliari per aver assistito il ricercato Graziano Mesina. Il gip del tribunale di Oristano ha espressamente accolto il provvedimento d’urgenza adottato dai carabinieri nei confronti dei coniugi di Desulo che hanno assistito “Grazianeddu” e ha deciso l’affidamento.

Il reato di favoreggiamento è contestato dal pm. Mesina abitava da solo in un appartamento di tre piani, era disarmato e aveva 6.000 euro. In una conferenza stampa i militari hanno affermato: “Questo elemento è essenziale poiché era stato sospeso il pagamento della pensione minima di 500 euro al mese”. Era pronto

lasciare quella posizione. Sembrava essersi addormentato mentre indossava ancora i suoi vestiti.

“Da abile fuggitivo, sapeva come muoversi ed evitare di essere rapidamente arrestato”. Inizia l’aggressione notturna, e “Nessuno nel quartiere si è girato per vedere cosa stesse succedendo. Questo la dice lunga sulla situazione” Durante la conferenza stampa i carabinieri hanno fatto il seguente commento. L’appartamento di Mesina fa parte di un ampio contesto residenziale con cortile in comune.

Non c’è stata una sola denuncia alla polizia negli ultimi mesi, nemmeno una che fosse privata. Chi sono le mogli in cui era nascosta la casa di Mesina? Lui è un allevatore, 56 anni. Lei è una casalinga e ne ha 47. Tre figli in totale tra i due. una vita piena di lavoro e di educazione dei figli. Giovanni Cristian Melis, difensore della coppia, è anche sindaco della comunità di Desulese.

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