Claudio Martelli Dove Abita

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Claudio Martelli Dove Abita – Il matrimonio di Claudio Martelli e Lia Quartapelle, originariamente previsto per due anni fa a Tel Aviv, ha dovuto essere rimandato a causa del Covid. L’ex ministro della Giustizia e il deputato del Pd hanno detto il loro sì nella sala delle nozze di Palazzo Reale a Milano. Nessun ricevimento dopo il rito civile, presieduto dal responsabile del Centro studi Grande Milano e comune conoscente della coppia, Daniela Mainini.

Non è una novità in termini di queste dinamiche. Claudio Martelli, 78 anni, era il numero due del Psi e stretto alleato di Bettino Craxi e Giovanni Falcone al ministero della giustizia. Ora ha cinque figli ed è al suo quarto matrimonio, con Lia Quartapelle. Nel 2000 Martelli sposa la nobile romana Camilla Apollonj Ghetti, conosciuta all’Argentario, diventando così il terzo membro della sua famiglia.

Il suo secondo matrimonio con Anna Rosa Pedol durò molto più a lungo. La coppia, tuttavia, si era già separata nel 2007. Si è iscritto al Partito Repubblicano Italiano quando aveva appena 13 anni. Prima di entrare in politica, ha lavorato come assistente alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, dove aveva precedentemente conseguito la laurea in Filosofia.

Nel 1966 si arruola nel Nucleo comunista e avvia la sua carriera nei quadri socialisti milanesi. Nel 1976 fu reclutato da Bettino Craxi per lasciare il mondo accademico e unirsi alla direzione nazionale del Partito Socialista Italiano. Viene eletto per la prima volta come deputato per la circoscrizione Mantova-Cremona nel 1979. Diventa uno dei due vicesegretari del PSI insieme a Valdo Spini durante il congresso di Palermo del partito.

Dopo essere stato eletto a rappresentare l’area del Centro Italia al Parlamento Europeo nel giugno 1984, ha assunto l’incarico di unico vicesegretario durante il congresso di Verona del 1984. Nel 1987 gli elettori di Mantova, Cremona, Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta lo rieletto deputato in quelle città. Nel luglio 1989 è stato nominato vicepresidente del Consiglio dei ministri per i governi Andreotti VI e Andreotti VII su nomina di Craxi.

Nel 1990 ha emanato un importante decreto legge sull’immigrazione che porta il suo nome. Giornalista freelance dal 2007, è iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Il 2 febbraio 1991, dopo che il suo predecessore Giuliano Vassalli fu nominato dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga alla carica di Giudice della Corte Costituzionale, subentrò anche alla carica di Ministro della Giustizia.

Claudio Martelli, nella sua veste di Procuratore di Giustizia, sostiene e promuove con forza l’operato del magistrato Giovanni Falcone, che assume alla guida della Direzione Generale Affari Penali del Ministero. Claudio Martelli e Giovanni Falcone stavano allora elaborando il progetto di una Superprocura per combattere la criminalità organizzata. Il suo primo matrimonio fu con Daniela Maffezzoli, che durò solo pochi anni.

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Per pagare la sua amicizia con Claudio Martelli, il Partito Democratico della Sinistra e sindaco di Palermo e fondatore del movimento politico La Rete Leoluca Orlando ha lanciato feroci attacchi al giudice siciliano Giovanni Falcone nel programma di Rai 3 Samarcanda condotto da Michele Santoro. Orlando ha accusato Falcone di “tenere i dossier nei cassetti”. Dopo aver ricevuto la notizia del crac dell’Ambrosiano nel 1992, decise di dimettersi l’anno successivo, il 1993.

Martelli sostiene che durante l’udienza del Csm Falcone inizialmente si mostrò poco interessato a sollevare la questione, ma su insistenza dei soci, alla fine disse, “lo dice chiaramente: “Ci sono appalti e appalti, quelli piccoli e i miliardi- da un dollaro, e forse il sindaco di Palermo non sopportava che mi occupassi di grandi appalti per l’illuminazione e la rete fognaria di una grande città.

Un rigido regime carcerario e un secondo comma dell’art. , furono emanate dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, nella quale perirono nell’attentato Falcone, sua moglie e gli uomini che lo proteggevano. È stato riconfermato Ministro della Misericordia e della Giustizia nel Gabinetto Amato I dopo le elezioni politiche del 1992, ultime della cosiddetta Prima Repubblica, e l’inizio della XI legislatura.

Pentiti come Angelo Siino, Nino Giuffrè e Gaspare Spatuzza si lamentavano nelle loro confessioni scritte un decennio dopo che «quei quattro ‘crasti’ socialisti ci avevano prima preso i voti, nell’87, e poi ci avevano fatto la guerra». Questa critica all’impegno antimafia del ministro è arrivata dall’altra parte dello spettro politico. Dirà Martelli: «È lo stesso Falcone a spiegare quell’orribile accusa rivolta al giudice che ha eliminato la cupola mafiosa».

Martelli ha negato con veemenza l’accusa, sostenendo di riconoscersi solo nella seconda parte del comunicato, in cui si descrive come “uno di quei “crasti” socialists che ha preso le armi contro la mafia». Successivamente, nel 1996, ha fondato l’organizzazione della società civile Società Aperta e l’organizzazione umanitaria Opera. Nel 1997 è promosso direttore di Mondooperaio.

A seguito di un avviso di garanzia – per concorso sulla bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, da cui il PSI aveva attinto il “conto protezione” e su cui i giudici di Milano avevano indagato invano per quindici anni prima della citazione decisiva per correttezza di Licio Gelli e Silvano Larini – il 10 febbraio 1993 Martelli rassegna le dimissioni da ministro della Giustizia e si candida alla guida del PSI durante Mani pulite.

Lia Quartapelle, deputata 39enne del Pd e responsabile degli affari esteri del partito che si definisce una “femminista convinta e multiculturalista”, ha acquisito notorietà nell’ambiente pubblico per aver sostenuto la mozione per concedere Cittadinanza italiana a Patrick Zaki, approvata da Senato e Camera, e per il suo sostegno al Ddl Zan nella politica interna del partito.

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